Dobbiamo continuare ad accettare, anno dopo anno, il drammatico spreco d’acqua che si fa in Italia?

Alcune considerazioni:

  • abbiamo la consapevolezza creata dai DATI
  • abbiamo l’urgenza creata dal CAMBIAMENTO CLIMATICO
  • abbiamo tantissima tecnologia per RISOLVERE il problema!
 

L’Italia è il Paese dell’UE con il più alto prelievo di acqua potabile: 9,2 miliardi di metri cubi all’anno (84% da fonti sotterranee).

Questo si traduce in 153 metri cubi per ogni cittadino italiano, superato solo dalla Grecia (159 metri cubi per cittadino) mentre il prelievo nella maggior parte degli Stati membri (20 su 27) è di solo 45-90 metri cubi per cittadino.

Il 42% dell’acqua prelevata viene sprecata ancora prima di raggiungere l’utente nella rete di distribuzione dell’acqua. Questa percentuale scandalosa sta aumentando anno dopo anno poiché il 60% della rete di distribuzione dell’acqua in Italia (425.000 km) ha più di 30 anni.

La qualità effettiva dell’acqua varia, ma i comportamenti sono guidati dalla percezione: il 28% degli italiani non si fida o non beve l’acqua del rubinetto.

La pressione sulle risorse idriche ha già portato al razionamento in alcune aree del Paese e in certi periodi dell’anno. Il cambiamento climatico continuerà senza dubbio a sfidare il sistema.

Ampi margini di miglioramento anche per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua che arriva effettivamente a destinazione:

  • 51% viene utilizzato per irrigazione
  • 21% per usi industriali
  • 5% per energia
  • 3% per gli animali da fattoria
  • 20% per usi civili
Queste percentuali indicano un altro problema:
la mancanza di pratiche di trattamento dell’acqua.

In molti di questi casi le acque reflue correttamente riciclate sarebbero più che sufficienti. Ma la loro raccolta e trattamento è un altro aspetto critico.

Oggi le acque reflue vengono raccolte dall’88% della popolazione italiana, lasciando il 12% (7 milioni di persone) senza allacciamento alla rete fognaria pubblica e solo il 70% è collegato a un servizio pubblico di depurazione con il 30% (18 milioni di persone) residente in comuni privi di servizi di depurazione o solo parzialmente coperti.


Questa mancanza di infrastrutture per le acque reflue è una chiara violazione della legislazione nazionale e dell’UE ed è una vera emergenza ambientale.

Inoltre, la qualità dell’infrastruttura esistente per il trattamento delle acque reflue non è certo delle migliori:

  • il 30% della popolazione è servito da operatori che superano le soglie di valori inquinanti in oltre il 10% dei controlli dell’acqua depurata re-immessa nell’ambiente dopo la depurazione
  • meno del 40% dei fanghi generati nel processo di depurazione viene lavorato per il recupero/riciclo e/o per generare energia.

 

Siamo nel 2022 e questa è chiaramente una situazione inaccettabile e irresponsabile, viste tutte le soluzioni e le tecnologie disponibili per supportare una gestione sostenibile del ciclo dell’acqua.

Fonti dati: Utilitalia.com, istat.it/it/files/2021/03/Report-Giornata-mondiale-acqua.pdf

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